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Disabili & aziende, divisi dall'hi-tech
giugno 2008 ↓ scarica pdf archivio >>

Il digital divide può essere inteso non solo come divario hitech che separa i paesi sviluppati da quelli del “terzo” mondo. Ma anche come barriere che i diversamente abili incontrano ogni giorno nell’uso delle tecnologie informatiche. Compreso l’approccio al web. Parliamo dei problemi di accessibilità ai software applicativi, alla spedizione di una semplice e.mail o al download di una fotografia. Perché, troppo spesso le interfacce studiate dai produttori di software commerciale, non vengono utilizzate “tali e quali” dai disabili. Per loro occorrono strumenti ad hoc. Che integrino, ad esempio, comandi vocali per dettare testi, impartire ordini al Pc e lavorare con i browser. Piuttosto che tastiere e mouse studiati con ergonomie speciali. Un disabile dunque necessita di programmi che abbattano i limiti della scrittura e del linguaggio naturale. Sia in ambito domestico che nel mondo del lavoro.

Secondo il recente rapporto “Ict accessibile e disabilità”, promosso dalla School of Management e dall’Ict Institute del Politecnico di Milano assieme ad Asphi Onlus, emerge che solo un quarto delle aziende italiane sono attrezzate per offrire strumenti tecnologici adeguati ai dipendenti disabili. Spiega a proposito Andrea Rangone, responsabile della ricerca: «nel restante 75% le aziende preferiscono assumere persone con disabilità che non richiedono l’accesso a sistemi informatici, quindi facendo svolgere mansioni in cui non risulta necessario l’utilizzo dell’hitech». Di fatto sono assolti formalmente gli obblighi di Legge e la coscienza, ma nella sostanza vengono esclusi i disabili che pur avendo attitudini personali a svolgere ruoli propositivi, non lo possono fare per mancanza di strumenti Ict.

Qualcosa però si sta muovendo. Come nel caso di Harmonia. Un software open source, con licenza gratuita, studiato nella nuova versione 1.5 dal Cefriel di Milano. Uno strumento informatico che viene in aiuto alle persone affette da disabilità fisiche e sensoriali come ipovisione e daltonismo. Ma anche a coloro che abbiano problemi di linguaggio e disturbi della parola. Harmonia sta progressivamente integrando le nuove applicazioni del Web 2.0. «Perchè facilita la pubblicazione e la fruizione di blog e siti rivolti alle community – dice Diego Peroni, l’ideatore del software – inoltre è possibile creare questionari online che rispettano un elevato grado di accessibilità da parte dei disabili».
Il software consente anche di inserire video secondo lo stile YouTube, nonchè integrare mappe geografiche sulle quali posizionare punti di interesse. Mentre la navigazione Internet risulta velocizzata grazie alla semplificazione con cui digitare gli indirizzi dei siti da visitare, i cosiddetti Url. «Ecco perché si parla di “urlability” – spiega ancora Peroni - un neologismo che abbina il termine inglese usability, appunto l’usabilità, con la semplicità di consultare i contenuti dei siti web».

Harmonia 1.5 mette assieme i vantaggi del linguaggio Java e genera pagine XHtml, secondo gli standard previsti dai più avanzati sistemi di programmazione Internet. Come si dice in gergo risulta “portabile” su altre piattaforme, e i suoi servizi sono fruibili da diverse tipologie di terminali. Cioè si adatta con facilità a dispositivi elettronici come palmari e smartphone. Non solo, trattandosi di software open source occupa poco spazio in memoria e si presta a essere installato sui computer obsoleti. Non di ultima generazione. Un vantaggio per Onlus e associazioni di volontariato che come spesso capita riciclano i Pc dimessi da aziende e privati.








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