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E.commerce 2009: cauto ottimismo
novembre 2009 ↓ scarica pdf archivio >>

Niente flessione per in commercio elettronico italiano. Anzi, con la previsione di un fatturato di 5,8 miliardi di euro a fine 2009, segna nel complesso una timida risalita del 1% rispetto all’anno precedente. E’ questo quanto emerge dal rapporto sull’e.commerce realizzato dalla School of Management del Politecnico di Milano, in collaborazione con Netcomm (Consorzio del commercio elettronico). I risultati completi verranno presentati domani, Corriere Economia vi dà alcune anticipazioni. Lo studio ha preso in considerazione il B2c (business to consumer), con il monitoraggio delle vendite di prodotti e servizi fatti dai siti web verso i consumatori finali, non sono considerate le aziende. Dunque, se è vero che il commercio online rimane sostanzialmente stabile, in realtà si intravedono segnali positivi di ripresa.

Tutti i principali comparti nell’ambito dei prodotti: informatica ed elettronica di consumo, abbigliamento, editoria e food crescono. Dove il valore complessivo delle vendite aumenta del 17%. Lo scontrino medio rimane costante, mentre crescono gli ordini. «Anche per i servizi il numero di ordini aumenta del 10% - spiega il responsabile della ricerca Riccardo Mangiaracina - la riduzione in termini di volumi va ricondotta a una politica commerciale aggressiva messa in atto soprattutto nel settore turistico». Con promozioni al ribasso, per riempire al massimo strutture e mezzi di trasporto (aerei per primi).

Buoni risultati per il comparto dell’abbigliamento in crescita del 40%. Con la comparsa sul web di importanti marchi del lusso che operano seguendo i modelli di club di acquisto e outlet online: ad esempio BuyVip, Born4shop, Saldi Privati e Privalia. Regge bene il settore elettronico, con siti come Monclick che hanno registrato nei primi sei mesi dell’anno una crescita del 18%. Grazie alla presenza in catalogo dei grandi elettrodomestici, di cui viene fornita installazione e ritiro usato.

Ma possiamo fare ancora meglio. Infatti, l’e.commerce italiano si posiziona in Europa al quarto posto. In termini di fatturato vale un settimo di quello UK, un quinto del tedesco e un terzo dei cugini d’oltralpe. Quali ancora gli ostacoli da superare per diminuire il distacco? Innanzitutto siamo in presenza di un’offerta carente. Dice Mangiaracina: «per alcune categorie merceologiche, che all’estero rivestono un ruolo di primaria importanza come l’alimentare, arredamento, prodotti per casa e giardino le offerte risultano troppo frazionate, difficili da scovare nei meandri della rete». Nel food ad esempio prevalgono marchi come Esselunga, Despar, E-coop e Bofrost per i surgelati con consegna diretta, ma scarseggiano i nomi della grande distribuzione.

Nell’ambito dei prodotti per la casa, al di là di qualche iniziativa promossa da operatori come Mercatone Uno e Ikea, vi sono solo alcuni piccoli operatori di arredo e design come Owo. Quasi assente l’offerta delle parti di ricambio per auto se non attraverso lo scambio diretto di eBay. Spiega Roberto Liscia, presidente Netcomm: «i siti di e.commerce stentano a uscire dalla fase della comparazioni di prodotti. Di fatto la consultazione online per il successivo acquisto in negozio, quello che in gergo viene definito infocommerce». Adesso le strategie di vendita delle aziende puntano al consolidamento dei brand. «Così la comunicazione del prodotto messo nelle vetrina virtuale – dice Liscia - rafforza il marchio e diventa un veicolo per testare abitudini e indice di gradimento dei clienti».

Poi a frenare gli acquisti in rete è l’innata diffidenza dei consumatori all’utilizzo della carta di credito per i pagamenti online. Nonché la mancata assistenza diretta di personale “umano” che dia consigli e spiegazioni. La rileva una recente ricerca di Marcopoloshop (elettronica di consumo), effettuata su un campione di utenti rappresentativi dell’universo Internet: «abbiamo osservato che ad agevolare l’acquisto online è la possibilità di contattare fisicamente un call center per informazioni – afferma Giancarlo Nicosanti, amministratore di Marco Polo Expert – con le indicazioni per ritirare fisicamente la merce in un punto vendita». Insomma un chiaro segnale che “l’italico web-consumatore” gradisce essere rassicurato con il contatto diretto del negoziante.








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