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La crisi non risparmia l'hitech, rapporto Assinform
giugno 2013 archivio >>

Corriere.it - TECNOLOGIA - 14 giugno 2013

Il vento della crisi soffia anche sull’hitech. I numeri parlano chiaro. Nei primi tre mesi 2013 il comparto dell’Ict (Information communication technology) ha proseguito nella fase di decrescita, già registrata lo scorso anno. Attestandosi nel complesso a un calo complessivo di -7,5%. Per fortuna arrivano segnali positivi da servizi web e dispositivi mobili: «tablet e smartphone in testa». E’ quanto emerge dal 44esimo rapporto Assinform, l’associazione italiana per l’Ict che raggruppa le maggiori aziende del settore, presentato ieri a Milano in collaborazione con NetConsulting.

Bisogna precisare che Assinform parla di Gdm (Global digital market). Un termine rispetto all’Ict, che definisce un ventaglio tecnologico più ampio comprendente i contenuti digitali del web, dei Social Media e la pubblicità online. A livello mondiale il Gdm, nel 2012 ha segnato la cifra considerevole di oltre 4.200 miliardi di dollari con un incremento del 5,2%.

SARÀ UN 2013 IN AFFANNO. E per quanto riguarda le previsioni per il 2013? Spiega il presidente Paolo Angelucci: «non sono buone, con uno scenario peggiorativo. Stimiamo che il Gdm chiuderà a fine anno segnando un -4,2%, con l’It attestato a un trend di -5,8% e le Tlc ferme a -6,5%». I motivi della crisi hitech vanno ricercati in una situazione di generale instabilità, in cui pesano i ritardi accumulati dal nostro Paese nell’attuazione dell’Agenda Digitale. Ma anche l’assenza di misure per favorire investimenti in innovazione, e non ultimi l’inasprimento delle condizioni di credito e la forte tassazione per le imprese.

IL DIGITAL DIVIDE CON L’EUROPA: Proprio sulle imprese italiane, leggendo il rapporto, gravano dati sconfortanti. Nel 2012, gli investimenti in tecnologie digitali sono diminuiti per le grandi aziende dell’0,9%, per le medie del 2,1% e le piccole del 3%. Mentre la percentuale di fatturato realizzato attraverso l’e-Commerce si attesta al 6%, a fronte di una media europea del 15%. Inoltre il digital divide continua a interessare i cittadini. In Italia le abitazioni con accesso alla banda larga si fermano al 55%, mentre la media Ue27 è del 73%. Le persone che non usano Internet rappresentano il 37% della popolazione, mentre gli acquirenti italiani online si fermano al 11%, a fronte di medie europee rispettivamente del 22% e 35%. Dal rapporto Assinform emerge che siamo indietro anche nell’e-banking (21%) e nelle comunicazioni web con la Pubblica Amministrazione ferme al 19%. Qui le medie Ue viaggiano al 40% e 44%.

BENE I DISPOSITIVI MOBILI. Per fortuna nel Belpaese l’economia digitale presenta alcuni trend allineati, se non superiori a quelli globali. «Scomponendo, il Gdm che nel 2012 ha totalizzato un fatturato di oltre 68 miliardi di euro - spiega ancora Angelucci - si rileva che i settori innovativi legate al web registrano un incremento superiore al 7%». Così mentre nel mondo la vendita di smartphone è cresciuta del 41% (98% i tablet) e quella di Internet delle cose del 6%, in Italia i trend sono stati rispettivamente del 62%, (139% i tablet) e 22%. Dunque questi comparti hitech fanno ben sperare.

Ma che cosa propone in concreto Assinform per uscire dalla crisi? «Riteniamo prioritarie due misure. Istituzione del “bonus Cloud” sotto forma di credito d´imposta da utilizzare nello sviluppo di nuovi processi aziendali – conclude Angeletti - e poi l’introduzione di una legge per agevolare la digitalizzazione di imprese». Infine è fondamentale sviluppare politiche del lavoro, prevedendo stage annuali per l´inserimento in azienda di personale diplomato, con il passaggio automatico all’apprendistato.

Articolo e Fotogallery di Corriere.it

twitter @utorelli






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