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SmartWatch: l'assistente virtuale si porta al polso
novembre 2013 ↓ scarica pdf archivio >>

Corriere OROLOGI - 28 novembre 2013

Arriva la rivoluzione smartwatch. Gli orologi “intelligenti” da mettere al polso per essere connessi col mondo. Al loro interno niente meccanismi di ricarica, nè complessi montaggi da mastri orologiai. Bensì un cuore elettronico di pochi chip, grandi come la capocchia di uno spillo, ma dotati della potenza di un computer. E una volta indossati si collegano via Bluetooth con smartphone e tablet. Diventandone pregiati accessori. Degli “assistenti virtuali” che vibrano quando arriva una telefonata e mostrano sul piccolo display messaggini ed e.mail. Benvenuti nel nuovo mondo dei wearable, i dispositivi digitali indossabili, di cui fanno parte anche i Google Glass, gli occhialini hitech di Sergey Brin.

Per quanto riguarda gli smartwatch, ancora una volta Samsung è arrivata tra i primi con Galaxy Gear. A poco più di un mese dall’uscita ne sono stati venduti nel mondo oltre 70 mila (prezzo 299 euro). Parliamo di un accessorio trendy e come avviene nella moda, diventerà nel tempo uno “status symbol”. Pesa 74 grammi ed è realizzato con cassa in acciaio. Il design “minimal” prevede un display a colori da 1,6 pollici in tecnologia touch. Quando arriva un Sms o una e.mail sul telefonino, questa viene replicata sullo smartwatch. Se la lunghezza eccede 4-5 righe, basta fare lo scrolling con il dito e il testo si riposiziona sul mini-schermo. Invece il microfono per effettuare chiamate è posto sulla clip di chiusura del cinturino.

Per telefonare, basta appoggiare il polso vicino alla bocca. Ma c’è un’altra novità. Sul cinturino di materiale plastico, disponibile in sei colori, è installata la micro-fotocamera da 1,9 Megapixel. Che trasforma Gear in un’action camera alla 007. Utile Per scattare foto e girare filmati di 15 secondi alla James Bond. Gear come ogni buon assistente funziona anche da telecomando per selezionare i brani musicali presenti nella memoria dello smartphone. Il controllo avviene con semplici comandi vocali. Punto di forza sono le App, studiate per attività fisiche e gestione dei Social Network.

Non solo. Gear integra al suo interno giroscopio e accelerometro, due sensori che si prestano allo sviluppo di applicazioni gestuali. La limitazione, non da poco, riguarda la scarsa autonomia energetica. Solo 25 ore, poi va riposto nell’apposito blocchetto di ricarica.

Sulla stessa lunghezza d’onda si posiziona SmartWatch 2 della giapponese Sony. Elegante ed essenziale nella forma quadrata funziona da orologio multifunzione, con cinturino in acciaio o silicone. Basta avvicinarlo al telefonino e si attiva. Questo assistente digitale ha il pregio di pesare e costare meno rispetto al concorrente coreano, solo 23 grammi e 199 euro. Ma non è in grado di scattare foto, né rispondere alle chiamate in viva voce. In compenso l’autonomia arriva a cinque giorni.

Anche il made in Italy è in corsa con i colossi mondiali con i’m Watch. Lo hanno ideato Massimiliano Bertolini e Manuel Zanella, architetto il primo, ingegnere il secondo. Entrambi vicentini. Da metà 2012, ne hanno venduti oltre 30 mila pezzi, realizzati nei distretti industriali del Nord Est. La collezione comprende modelli in plastica colorata da 299 euro, rivolti a un pubblico giovanile. Fino a quelli in titanio e oro da migliaia di euro, realizzati a mano dagli orafi vicentini.

Ma la storia degli smartwatch, arriva da lontano. Esattamente dal 1983 quando Kikuo Ibe, responsabile design di Casio ebbe per l’epoca un’idea rivoluzionaria: «realizzare un Triplo 10». Un orologio resistente a cadute fino a 10 metri, alla pressione subacquea di 20 bar e durata della batteria di 10 anni. Nacque così il primo G-Shock, progettato con una struttura cava che gli consentiva prestazioni record. Durante 30 anni l’evoluzione della specie ha visto nascere modelli con ricarica a celle solari, funzioni di radio-controllo per spaccare il decimo di secondo, navigatore Gps per posizionare il corretto fuso orario. Infine nel 2012 arriva la tecnologia Bluetooth. Per connettersi in modalità “senza fili” e comunicare con una vibrazione l’arrivo di una e.mail.

«Ma rimaniamo un’azienda produttrice di orologi che punta a design e precisione – spiega Giuseppe Brauner, direttori di Casio Italia - questa nuova tecnologia serve per dare valore aggiunto all’orologeria e rendere più semplice la vita a chi lo indossa». Fino ad oggi sono stati venduti nel mondo 70 milioni di G-Shock.

Anche Citizen, ha messo a punto un paio d’anni fa un modello hitech della serie Eco Drive. Integra nella cassa il sistema Bluetooth. «E’ stato messo in vendita negli Usa, ma non ha incontrato il consenso del pubblico – spiega Marcello Borsetti di Citizen Italia – così per ora abbiamo deciso di abbandonare questa strada». L’azienda di Tokyo, a cui va il merito di avere prodotto nel 1924 il primo orologio da tasca, punta invece alla precisione del tempo con radio controllo. Ma soprattutto alla durata delle batterie. E grazie al nuovo brevetto di ricarica vengono garantiti ben sette anni di funzionamento. Basta pensare che occorrono solo due soli minuti di esposizione alla luce, per ottenere 24 ore di ricarica.

E’ dunque iniziata la guerra tra produttori di chip e mastri orologiai, per questi “oggetti del desiderio” del prossimo Natale. Con una differenza, non da poco. I primi li troverete assieme ad altri gadget elettronici nei computer shop, mentre i secondi saranno in bella mostra sotto i riflettori delle gioiellerie. Anche questo è un modo con cui le maison dell’orologeria prendono le distanze dai colossi hitech. Per ora smartwatch e orologi sembrano appartenere a mondi molto distanti.

GLI OCCHIALINI DA SUPERMAN DI MR.BRIN
Li indossi e il mondo che vedi attraverso la lente con webcam dell’occhio destro non è più lo stesso. Come in un gioco di illusionismo il micro-display si arricchisce di informazioni, mappe e immagini. E’ la “realtà aumentata” dei Google Glass. Gli occhialini hitech del geniale Sergey Brin che ti fanno sentire come Superman. Le applicazioni sono infinite, limitate solo dalla fantasia: «dai turisti che catturano informazioni sui posti da visitare, agli sportivi». Ma Google Glass risultano un valido aiuto a chi fa manutenzione ad aerei e supercomputer. Utili anche per applicazioni più futili: «dalla ricette di cucina al bricolage».

twitter @utorelli








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