da non perdere
Cybersecurity: Attenti alla WebCam
giugno 2016 ↓ scarica pdf archivio >>

Corriere Economia - 6 giugno 2016

Col Web 3.0 viviamo sempre più interconnessi. In casa e ufficio. Con i nostri dispositivi digitali che comunicano non stop tra di loro. E’ in nuovo scenario dell’Internet degli oggetti (IoT), destinati ad accompagnarci in ogni momento della vita quotidiana. Entro fine anno gli analisti Gartner stimano che oltre 6,4 miliardi di sistemi elettronici saranno collegati in Rete. Con un incremento del 30% sul 2015 e previsione di toccare 26 miliardi di dispositivi IoT nel 2020. Ma c’è un problema urgente da risolvere. Quello della sicurezza delle informazioni scambiate e privacy delle persone. Gli studi Idc prevedono che entro il 2017 il 90% delle aziende che implementeranno sistemi IoT dovranno affrontare le falle sulla sicurezza. Sempre Gartner, a sua volta, stima per quest’anno in 348 milioni di euro la spesa per metterli e mantenerli in sicurezza. Valore destinato a salire a 840 milioni nel 2020.

Ma quali sono gli oggetti IoT più sottoposti a cyberattacchi? Lo abbiamo chiesto a Cesare Garlati, un “cervello in fuga” nella Silicon Valley. Negli ultimi vent’anni ha lavorato come esperto in sicurezza informatica per aziende del calibro di Oracle, Sap e Trend Micro: «il router è il dispositivo più critico, il primo baluardo della casa sottoposto ad attacchi, fa da tramite tra il mondo esterno e i dispositivi digitali tra le mura domestiche». Come un’abitazione ha una porta fisica d’ingresso, così il router, letteralmente l’instradatore dei dati, è la porta digitale dalla quale transitano tutte le informazioni. Connette la rete WiFi agli altri IoT, dunque è la sentinella responsabile della sicurezza di tutti gli altri oggetti. Non solo. «Risulta il dispositivo più facile da attaccare perché è sempre online e collegato alla corrente elettrica».

Così l’utente non si accorge quando viene usato da altri, perché semplicemente si dimentica di averlo. Va dunque protetto. Per prima cosa bisogna impostare la password di amministratore e ricordarsi di eseguire gli aggiornamenti periodici. Ma non basta. Va abilitarlo per i soli dispositivi personali presenti in casa. Evitando che gli altri vi accedano senza autorizzazione. Poi, quando vengono in casa amici e parenti vanno inseriti come “guest” (ospiti). Non tanto perché non ci fidiamo di loro, ma per evitare che i pirati informatici usino i loro device come ponti per i cyberattacchi.

Tra gli IoT più sensibili troviamo poi le videocamere di sorveglianza. Oltre all’occhio elettronico e microfono, sono connesse al WiFi e controllate tramite app da smartphone e tablet. «Una comodità perché è possibile monitorare l’abitazione in modalità remota, ma anche una maggiore vulnerabilità dal punto di vista della security». Qui il consiglio è di disattivarle quando siamo in casa e non necessitiamo di monitoraggio interno. Specie nelle camerette dei bambini, già soggette a casi di intrusioni negli Usa da parte dei “guardoni” della rete. Lo stesso dicasi per le SmartTv, diventate ormai dei computer. In maggioranza usano app Android: «con vulnerabilità tra le più pericolose perché webcam e microfono, consentono ai malintenzionati di spiare chi è in casa, ma anche svolgere attività criminali di tipo ransomware». Ricattando gli utenti con la minaccia di diffondere filmati personali e informazioni private. Il consiglio è chiudere la webcam quando non si utilizza.

Anche sistemi di illuminazione a Led e termostati impiegati in molte impianti autonomi di riscaldamento, appartengono al mondo del Web 3.0. Qui il pericolo arriva dalle app usate per il monitoraggio a distanza via smartphone e dai contatori elettronici di nuova generazione per il controllo remoto. Inutile negarlo. Il deep-web, il lato oscuro della rete, grazie agli IoT diventa un collettore di informazioni. Spegniamo questi oggetti quando non servono.

twitter @utorelli









Links