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Cybersecurity: I pericoli del 2017
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Corriere Economia - 30 gennaio 2017

Sul fronte sicurezza informatica continua l’eterna battaglia tra utenti e cybercriminali. Anche nel corso del 2017 assisteremo al proliferare di attacchi Ransomware. I virus che si insediano in computer, smartphone e tablet per crittografare documenti, foto e filmati e chiedere poi un riscatto economico. Aumentati del 400 per cento nel 2016. Ma le insidie maggiori arriveranno dai malware, i “software dannosi” che attaccano i dispositivi dell’internet degli oggetti (Iot). Quelli connessi a reti senza fili presenti in abitazioni e uffici. Si va dalle webcam di sorveglianza alle smartTv. Attenzione anche a wearable come orologi e braccialetti che indossiamo per fare fitness e monitorare la salute. Non ultimo assisteremo all’aumento di attacchi nell’elettronica di controllo e intrattenimento presente sulle auto. Gestite sempre più attraverso il web da applicazioni cloud. A fotografare la situazione è il nuovo report Trend Micro: «il livello successivo, previsioni sulla sicurezza per il 2017».

L’azienda giapponese le cui protezioni hanno sventato la scorso anno 65 milioni di attacchi a dispositivi mobili. Nello studio, elaborato dagli oltre 1000 ricercatori della società, viene analizzata la situazione della security a livello mondiale. Sarà reso pubblico l’1 febbraio e Corriere Economia ha avuto un’anteprima dei contenuti.
Ecco allora quali saranno i maggiori pericoli a cui andremo incontro nel 2017, con i consigli di come difendersi. Al primo posto tra i dispositivi da tenere sotto controllo troviamo il router. E’ la porta d’accesso digitale tra mondo esterno e informazioni della rete senza fili della nostra abitazione. «Il ponte di ingresso e uscita di tutti i nostri dati - spiega Gastone Nencini, responsabile Trend Micro Italia - dunque va protetto con password non banali e tenuto aggiornato con operazioni di upgrade, bloccando gli accessi remoti». Usati dagli hacker per inserire nell’hard-disk virus trojan. Quelli che scatenano poi su comando le azioni fraudolente legate al furto delle informazioni personali.

L’altro fronte da monitorare con cura interessa i dispositivi dell’internet degli oggetti. Nei prossimi tre anni secondo Gartner saranno oltre 20 miliardi. Frigoriferi che controllano cosa mangiamo e ordinano la spesa quando si svuotano. Lavatrici che scambiano informazioni con centri assistenza. E poi sensori per la sorveglianza domestica. Ma soprattutto le webcam, presenti in computer, dispositivi mobili e nelle smartTv. Queste ultime sempre più elementi di controllo della casa “intelligente”. «Sono occhi e orecchie elettroniche per il monitoraggio delle nostre attività quotidiane - continua Nencini - sempre connesse alla rete wifi e pronte a scambiare informazioni con la nuvola informatica». Non solo. Adesso vengono controllate attraverso il telefonino, innescando un circolo vizioso che ci obbliga a usare internet per ogni operazioni. Come la semplice apertura di una porta. Aumentando i rischi di possibili cyberattacchi. Come proteggersi? «Il consiglio è semplice, dobbiamo avere l’avvertenza di spegnere le webcam quando non le usiamo».

Ad analizzare la situazione nel nostro Paese è l’indagine condotta da Euromedia Research per conto di Yoroi. Azienda bolognese che opera nella sicurezza informatica. Lo studio, reso noto la scorsa settimana, ha preso in esame un panel rappresentativo di 1100 tra cittadini, professionisti e imprese italiane. Emerge che oltre il 90% degli intervistati ha la consapevolezza dei pericoli nell’uso quotidiano della tecnologia e di essere un possibile bersaglio di attacchi informatici. Curioso il fatto che uno su due si senta più sicuro quando si collega a internet tra le mura domestiche, rispetto al posto di lavoro e in mobilità. Ma si tratta di una falsa percezione. «Gli utenti si sentono erroneamente protetti - spiega David Bevilacqua, amministratore delegato Yoroi ed ex Cisco Italia - come se chiudere a chiave la porta di casa implichi una maggiore protezione dagli hacker».

In compenso gli italiani sono carenti sulle protezioni personali più elementari. Solo il 6 per cento degli intervistati utilizza password diverse, secondo le applicazioni usate. E un misero 5,5 per cento le cambia almeno ogni sei mesi. Tutti gli altri? Purtroppo digitano sempre le stesse due, aumentando il rischio di visite indesiderate dei pirati informatici.

twitter @utorelli








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