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Keepod: il Pc da 5 euro con anima Social
luglio 2014 archivio >>

Corriere.it - 2 luglio 2014

Basta una chiavetta Usb da 5 euro per mettere il «turbo» a un vecchio Pc. Magari un obsoleto desktop o notebook ancora equipaggiato con Windows Vista e Xp. Il miracolo lo compie Keepod, questo il nome della mini-chiavetta (pesa meno di 10 grammi) con sistema Android. Così l’utente dispone di un’interfaccia semplice da usare, del tutto simile a quella presente su smartphone e tablet. A sviluppare Keepod sono stati il milanese Francesco Imbesi (33 anni) e l’israeliano Nissan Bahar (35 anni).

L’impresa ha avuto inizio 18 mesi fa. Spiegano i due: «cinque miliardi di persone, cioè il 70% della popolazione mondiale non possiede ancora un computer. E poi ogni giorno solo negli Usa vengono rottamati 85 mila computer». Niente startup, sono partiti da soli, con poche migliaia di euro e due Pc. Adesso gli sviluppatori di Keepod sono una trentina, lavorano in Rete, sparsi nei cinque continenti. La loro storia l’abbiamo raccontata su Corriere Innovazione. Dimostra come talento e determinazione sono gli ingredienti di successo di una buona idea.

LA PROVA SUL CAMPO E IL VECCHIO PC TORNA IN VITA
Corriere.it ha provato in anteprima Keepod, documentando con le schermate della foto-gallery la trasformazione di un vecchio netPc con processore Intel Atom e Windows Xp, in computer performante. Capace di competere, grazie al cuore Linux, con blasonati ultrabook. Ecco i risultati. A computer spento si inserisce la chiavetta in una porta Usb. Poi si accende il computer e solo la prima volta, bisogna entrare nel Bios, il sistema base di ogni Pc. Per farlo basta premere più volte «Del» oppure F2/F11.

Dal menù con le frecce di spostamento si sceglie la voce «Boot» e seguendo le istruzioni va trascinata al primo posto la voce «Usb». Il sistema di avvio troverà la chiavetta come primo dispositivo per lanciare Android, si tratta dell’ultima versione 4.4 e occupa solo 300 MB. Fine delle operazioni da smanettone. Da questo momento entrate nella nota interfaccia Android ad icone e il gioco è fatto. «Per noi il computer fisico rimane una “scatola vuota” di cui usiamo alimentazione, processore e schermo – spiega Nissan - a Keepod non interessa neppure l’hard disk, perchè file e documenti sono archiviati in cartelle protette, Windows viene del tutto ignorato».

SICUREZZA E PERSONALIZZAZIONE DEL PC DA TASCA
La chiavetta è strettamente personale. L’utente può decidere (consigliato) di inserire nome utente e password. Così documenti, foto, e informazioni sono protette con sistema crittografato, dunque inaccessibile dall’esterno. Si lavora online e offline, con spazi cloud gratuiti come Drive e DropBox. Anche se il processore è datato, come nel caso del nostro Intel Atom, il sistema usando un kernel Linux è veloce. Ad esempio, per scaricare 50 MB con il normale Adsl domestico, occorre meno di 1 minuto. Se avete un account Google, troverete sul desktop, rubrica, app e programmi personali. Garantito anche l’accesso al Play Store con oltre 1,1 milioni di app.

Keepod parla italiano, basta selezionare la lingua dal menu impostazioni. La chiavetta da 8 GB si porta con sé. Disponibile all’uso in casa di amici e al lavoro. Loro vi prestano il Pc, voi mettete la chiavetta. Importante: «non lascia tracce sul computer ospite». Per ordinarla si va online sul sito keepod.org. Il prezzo, come detto è 5 euro (7 dollari), escluse spese di spedizione (circa 5 euro). La consegna avviene alla porta di casa con corriere Dhl. La movimentazione è visibile con un servizio di web tracking. Per riceverla, in media occorre una settimana.

UN NUOVO MODELLO DI BUSINESS «SOCIAL» PER IL DIGITAL DIVIDE
Keepod risulta dunque uno strumento ideale per riciclare vecchi computer e combattere il digital divide. Gli utenti lavorano offline, archiviando i documenti sulla chiavetta, poi quando trovano una connessione Wi-Fi scaricano i contenuti sul cloud. Inoltre il software di matrice Linux è free, dunque sono disponibili i codici di programmazione per sviluppatori. Innovativo il modello di «social business» messo in atto da Francesco e Nissan. Gli abbiamo chiesto quanto sia il guadagno per un Keepod da 5 euro. «In media attorno a 1 euro, perché abbiamo deciso, a differenza di noti giganti hitech, di non puntare su ricavi stellari aumentando a dismisura il prezzo di produzione». La sfida è sui grandi numeri e l’abbattimento del digital divide, non solo nei paesi del terzo mondo.

Il modello su cui puntano risulta di chiara matrice «social». Ecco perché viene chiesto di acquistare una seconda chiavetta, per donarla a uno dei progetti in corso. Dunque la spesa complessiva risulta 10 euro e l’utente viene informato sullo sviluppo del progetto a cui partecipa. Nasce così l’idea di un business pacifico P2p (People to people). Dove chi può, aiuta chi non può. Il seme è già piantato. A maggio con una sottoscrizione di crowndfunding di circa 35 mila euro è partito il primo progetto con l’Ong LiveinSlums, a Mathare. Una sconfinata baraccopoli di oltre 600 mila persone nei sobborghi di Nairobi (vedi foto).

A breve prenderanno il via iniziative in India, Sri Lanka, Israele, Sierra Leone, Sud Africa, America Latina e Medio Oriente. Obiettivo diffondere in modo virale Keepod in ambito education. «Ma senza andare lontano, pensiamo a quanto risparmierebbe la Scuola italiana – conclude Francesco – nel riciclare Pc dismessi, tornati in perfetta forma con Keepod e app gratuite». Un’economia del riciclo che però non farà piacere ai colossi dell’hitech.

Articolo e Fotogallery di Corriere.it

twitter @utorelli








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