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Funambol: la sfida a BlackBerry
settembre 2008 archivio >>

Abbinare le risorse economiche dei venture capital americani alla creatività dei softwaristi italiani. Con il duplice obiettivo di attingere investimenti freschi e allo stesso tempo bloccare la fuga dei cervelli. Trattenendo nel nostro paese ricercatori e giovani laureati. E’ questa, l’ultima frontiera per portare al successo un’azienda hitech. La proposta arriva da Fabrizio Capobianco, il 38enne valtellinese numero uno di Funambol. Un’azienda informatica che ha trovato in Silicon Valley finanziamenti per 25 milioni di dollari. Ma il centro di ricerca e sviluppo non è come ci si aspetterebbe localizzato a Bangalore, in India. Bensì sulle rive del Ticino. A Pavia. Dove una quarantina di specialisti informatici, hanno progettato un nuovo sistema made in Italy di push-email. Per fare concorrenza alla blasonata BlackBerry.

Parliamo di un’innovativa tecnologia wireless che consente di ricevere sul cellulare informazioni e messaggi di posta elettronica: «Funambol è nata da una semplice considerazione - spiega il giovane Ceo – con la crescita dei dispositivi elettronici in mobilità, si pone la necessità di condividere in modo semplice e immediato le stesse informazioni presenti sul Pc». Il primo luogo e.mail e rubrica, ma anche fotografie e musica. L’ideale è dunque disporre di un software “trasparente” capace di sincronizzare i vari dispositivi in tempo reale. Detto e fatto. Il giovane imprenditore, con in tasca la laurea in ingegneria informatica e un dottorato di ricerca negli HP Labs a Palo Alto, si è rivolto agli investitori californiani.

«In Italia ho bussato a diverse porte, trovandole chiuse. I motivi vanno cercati nella diffidenza del sistema creditizio e in un paese non pronto a dare fiducia ai giovani. Questo mi ha spinto negli States». L’idea vincente di Fabrizio è stata quella di sviluppare un sistema di push e.mail, sfruttando il software libero. Senza ricorrere a programmi proprietari. Il motivo della scelta? Ogni giorno nel mondo vengono rilasciate decine di nuovi modelli di telefonini da parte dei produttori. «Ecco perché abbiamo oltre 100 mila gli sviluppatori della web-community sparsi nel mondo, che interagiscono con il centro di ricerca a Pavia, per tenere costantemente aggiornato il software». Il successo non è tardato ad arrivare. Visto che 3 milioni di utenti lo hanno già scaricato. Per ora l’operazione si può fare con gli operatori telefonici abilitati.

Mr.Capobianco, che nel 2007 è entrato nella classifica dei “40 sotto i 40” della rivista Venture Magazine, ha lanciato in questi giorni Funambol Gymnasium. Un’iniziativa per fare conoscere ad altri giovani imprenditori l’opportunità dei “capitali americani con cervelli italiani”. Quali caratteristiche deve avere una nuova azienda “funambola” interessata a questo modello di sviluppo? Spiega: «mi riferisco a un ambiente di lavoro stimolante, dinamico, dove non esiste il cartellino, ma la meritocrazia si trova al primo posto. Le verifiche sono sulla produttività, chi è bravo fa carriera in fretta». Un'azienda funambola deve essere globale, guardare avanti, ai mercati emergenti. L'inglese risulta la prima lingua parlata.

Ma quali spazi possono ancora trovare le giovani start up in un epoca dominata da giganti Internet come Google, Yahoo e YouTube? «Google ha iniziato dieci anni fa, in un periodo dominato dai colossi Microsoft e Ibm. Adesso, Internet e le tecnologie wireless garantiscono buone opportunità per chi vuole rischiare e mette sul tavolo buone idee. I venture capitalist americani sono pronti a investire». Con il Web 2.0 e Mobile 2.0 è possibile competere con i big informatici. «Davide è più agile di Golia. Una start up riesce a cambiare strategie da un giorno all'altro, seguendo i trend di mercato. I giganti sono lenti». Parola di funambolo.








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