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Ricette anticrisi 2: HP
marzo 2009 archivio >>

Un’azienda storica della Silicon Valley, nonché icona della tecnologia elettronica. E’ Hp, la garage company di Palo Alto. Creata a fine anni ’30 da Bill Hewlett e David Packard, che grazie all’idea di un oscillatore audio fecero fortuna con la colonna sonora del film Fantasia di Disney.

Un colosso dell’Ict con un fatturato che nel 2008 ha toccato 118,4 miliardi di dollari. Conta 320 mila dipendenti nel mondo e 6.500 in Italia. Numeri raggiunti dopo l’acquisizione, la scorsa estate, della texana Eds. Big mondiale dei servizi informatici, fondata nel 1962 dal miliardario Ross Perot, due volte candidato alla presidenza. Obiettivo dell’operazione? Rafforzare il dominio hardware-software di Hp, aggiungendo il business dei servizi. Con lo scopo di contrastare Ibm, che da sola detiene il 10% del mercato mondiale. Valutato oltre 500 miliardi di dollari.

Ma il matrimonio, che ha coinciso con i primi segnali della crisi globale, ha portato all’esubero totale di 24.600 dipendenti. A dimostrare l’affanno di casa Hp sono i risultati di fine 2008, riportati sul bilancio chiuso al 31 gennaio 2009. Dati con cali a due cifre: -19% il settore stampanti, - 25% i Pc desktop, -18% i sistemi storage e server. Insomma la crisi tecnologica bussa alle porte del big californiano.

Secondo Luigi Freguia (51 anni), l’amministratore delegato che dall’agosto 2007 guida Hp Italia: «si tratta della diretta conseguenza del contenimento dei costi aziendali, perché l’hardware è tra le prime voci tagliate. Però i servizi, al contrario, grazie all’acquisizione di Eds sono cresciuti». Nel nostro paese la ricetta anticrisi passa innanzitutto per le Pmi, che ancora in modo frammentato utilizzano la tecnologia digitale. Il cui utilizzo, invece, comporta il risparmio diretto nelle gestione, con la possibilità di portare innovazione in azienda. Per essere pronti al rilancio a fine crisi. In quest’ottica Hp conta sulle competenze di 18 mila partner certificati, diffusi in modo capillare sul territorio.

Precisa Freguia, che prima di Hp ha ricoperto incarichi manageriali in Microsoft e Ibm: «questo ci consente di operare secondo il modello federativo (ndr. alla Obama), coinvolgendo le migliori risorse del mercato per trasferire competenze alle Pmi e di conseguenza ai clienti».
Ma l’azienda californiana guarda con interesse anche alle novità in arrivo nella Pubblica Amministrazione. In particolare al piano e.Government 2012 presentato dal Ministro Brunetta. Concretizzato attraverso 80 progetti per digitalizzare la PA e rendere fruibili online i servizi fino a oggi erogati allo sportello. Con una riduzione degli oneri della PA del 25% ed evidenti vantaggi per i cittadini.

«Nelle PA il contributo Hp è rilevante – dice Freguia - poiché offriamo soluzioni a 360 gradi, dai sistemi di stampa e storage centralizzati, ai il green data center per creare grandi archivi dati e ridurre i costi energetici». In questo contesto Hp punta anche sull’outsourcing per consentire alle organizzazioni di concentrarsi sulle attività strategiche capaci di generare business. Demandando gestione operativa e logistica a partner esterni.

Però la crisi si combatte anche con misure mirate a ridurre i costi aziendali. Come ad esempio i viaggi, sostituiti da riunioni virtuali in video-room. E poi il consolidamento a livello mondiale dei data center, per evitare doppioni nei servizi di assistenza e post-vendita. Ma da Palo Alto sono arrivati segnali concreti di solidarietà. Con la messa in atto di un programma di abbassamento degli stipendi dei dirigenti. A partire dai livelli più alti. La percentuale di riduzione (su base volontaria) oscilla tra il 5-10%. «Proporrò la riduzione anche ai dirigenti italiani – conclude Freguia – e conoscendo i miei collaboratori, mi aspetto un’adesione compatta all’iniziativa».









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