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ITALIE: I re del rame
ottobre 2009 ↓ scarica pdf archivio >>

Quella degli Orlando abbraccia tre secoli di storia dell’imprenditoria italiana. Le origini partano dalla Sicilia orientale di metà ‘800, con il capostipite. Quel Giuseppe Orlando di Colosa: «possidente di terreni agricoli e di un’azienda meccanica». Uno dei figli, Luigi, entra in politica e si iscrive con il fratello Salvatore alla Giovane Italia. In quegli anni la piccola bottega familiare viene convertita in azienda per la fabbricazione di armi e munizioni. Falliti i moti rivoluzionari gli Orlando sono costretti all'esilio, prima a Marsiglia poi a Genova. La loro casa ospiterà Garibaldi e Mazzini. E saranno tra i finanziatori della spedizione dei Mille. Il successivo sviluppo manifatturiero, voluto dalla terza generazione dei fratelli Luigi e Giuseppe, è fortemente legato alla Toscana. Grazie a loro nasce nel 1902 la Società Metallurgica Italiana (Smi).

Vengono avviati i tre stabilimenti di Livorno, Limestre e Mammiano (Pistoia). Tra questi capannoni e strutture industriali, nasce e si sviluppa “l’impero del rame” della famiglia Orlando. Poi a partire dagli anni ‘50 gli stabilimenti iniziano una lenta riconversione verso produzioni civili: semilavorati e barre, destinati all’edilizia e comparti industriali. In quegli anni di rinascita dopo il secondo conflitto mondiale, dai laminatori e altiforni escono prodotti speciali per la siderurgia, i superconduttori per il trasporto energetico, i nastri speciali per l’elettronica. Inclusi grandi elementi strutturali per piattaforme offshore e sistemi per la produzione di energia solare, termica e fotovoltaica.
L’espansione industriale del gruppo Orlando procede con importanti processi di acquisizione.

A partire dagli anni ’60-’70 prima in Italia con Delta Società Metallurgica Ligure di Finmeccanica e Tlm controllata dal gruppo francese Pechiney. Poi in Europa, negli anni ‘80 e ‘90 con Tréfimetaux in Francia, Sia in Spagna nel 1987 e Kabelmetall in Germania nel 1992. Acquisizioni che hanno portato alla creazione di un gruppo integrato, che oggi è presente con 14 stabilimenti in Italia, Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna e Cina, con l’occupazione di 7.000 dipendenti. Dal punto di vista azionario, dopo un secolo di predominio da parte di sei generazioni Orlando, dal 2006 Kme passa sotto il controllo della Intek del molisano Vincenzo Manes. Oggi il Gruppo è tra i maggiori produttori mondiali di semilavorati in rame e leghe di rame, con un fatturato di circa 3 miliardi di euro.

Nell’ultimo quinquennio, Kme ha avviato una strategia di diversificazione di business. Ad esempio attraverso Kme Recycle intende costituire una rete europea per riciclo e trattamento dei rottami di metallo. Ma guarda con interesse a sviluppo sostenibile e responsabilità sociale d’impresa, con politiche volte a salvaguardare territorio e comunità locali. Programmi concretizzati in Toscana, dove è stato recuperato un vecchio stabilimento dismesso nella montagna pistoiese per realizzare un villaggio vacanze gratuito per bambini malati di patologie gravi e croniche. Si tratta del Dynamo Camp, giunto al suo terzo anno di vita che ha ospitato la scorsa estate 500 bambini, in maggioranza italiani, ma anche tedeschi e iracheni. Il Dynamo Camp fa parte di una delle prime fondazioni italiane di venture philantropy. Il complesso è inserito all’interno di un’area di mille ettari, di proprietà Kme, trasformata da azienda agricolo-venatoria in oasi naturalistica affiliata al Wwf.

Sul fronte delle innovazioni tecnologiche anche la vecchia barra di rame ha fatto strada. Infatti lo stabilimento di Fornaci di Barga, in provincia di Lucca, una fabbrica storica del gruppo, è stato individuato come nuovo sito produttivo per la realizzazione di un sistema di copertura per edifici. La novità riguarda l’integrazione dei pannelli solari nel tetto. Il rivestimento realizzato in sottili lamine di rame elimina il vetro delle celle tradizionali. Aumentando efficienza energetica e riducendo emissioni di CO2. Non solo. Eliminando i supporti metallici dei pannelli, si preserva il patrimonio paesaggistico delle colline toscane.








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