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SALONE DEL MOBILE: Photosynthesis di Akihisa Hirata
aprile 2012 archivio >>

La struttura tridimensionale realizzata con pannelli solari spicca nel bel mezzo del Cortile della Farmacia. Siamo in pieno centro di Milano, nel cuore dell’Università degli Studi. Ed è questa la location scelta da Panasonic, colosso dell’hitech giapponese, per presentare Photosynthesis. Una composizione tecnologica ideata da Akihisa Hirata per il FuoriSalone, nel contesto della mostra «Interni Legacy». Al visitatore appare subito il netto contrasto tra il vetro traslucido dei pannelli e il palcoscenico rinascimentale dei mattoni in cotto del chiostro circostante. Sede dell’omonima farmacia dell’antico Ospedale Cà Granda, ex Ospedale Maggiore. Anche questa, considerata una struttura d’avanguardia per l’epoca. A idearla fu l’architetto fiorentino Filarete e correva l’anno 1456. Invece Hirata è nato ad Osaka nel 1971 e compare tra le stelle nascenti dell’architettura giapponese di nuova generazione.

Per la sua opera ha preso ispirazione dal processo di fotosintesi delle piante, con l’obiettivo di mettere in evidenza la tecnologia dell’azienda del Sol Levante. Spiega al Corriere: «questa di Milano vuole essere la reinterpretazione simbolica del processo naturale di accumulo di energia solare. Perché il concetto di fotosintesi non riguarda soltanto la produzione di energia, ma la sua propagazione nella biosfera». Immediata la similitudine tra sistema elettronico e fenomeno naturale. Infatti i pannelli solari rappresentano le foglie che catturano luce. La batteria elettrica invece immagazzina energia, come fanno i frutti quando maturano. Ed infine le lampadine Led che si illuminano giorno e notte, poste nei camminamenti del chiostro, sono i fiori che sbocciano e prendono la loro ninfa energetica dal sole.

Spiega Hirata: «la proposta nasce dalla riflessione sulle interazioni che esistono negli alberi tra foglie, frutti e fiori. Il processo della luce diffusa dal Sole sulla Terra mi ha suggerito l’idea di nuovi edifici e città che diventano parte integrante della biosfera». L’artista che rappresenterà il Giappone alla prossima Biennale di architettura di Venezia, ha voluto ricreare uno spazio dove il visitatore sperimenta queste interazioni. Dimostrando come i prodotti artificiali riescano a integrarsi in ambienti naturali. Non solo. Il concetto espresso da Photosynthesis rientra nella visione complessiva che Hirata definisce «l’architettura degli intrecci». Cioè uomini e cose che si fondono in spazi per arricchire l’ambiente circostante, dando vita a strutture dinamiche, ispirate a principi naturali.

Un proseguo della sua filosofia progettuale secondo cui l’architettura va trattata come elemento «vivo, animato e mutevole». Nel caso del progetto milanese il visitatore viene colpito anche dal duplice aspetto dell’idea. Perchè la struttura, di per sé statica, diventa animata una volta che produce energia elettrica. Il risultato della trasformazione si manifesta attraverso le variazioni cromatiche prodotte dalle decine di lampade Led installate nel porticato.
Il progetto rappresenta una sintesi della ricerca che Panasonic sta sviluppando a 360 gradi nel settore dell’ottimizzazione energetica. In particolare nello studio dei sistemi di immagazzinaggio e utilizzo efficiente di energia rinnovabile, per consentirne poi l’uso differito nel tempo.

«Inoltre l’installazione milanese pone l’attenzione della nostra azienda per il tema della sostenibilità ambientale – spiega Rie Okai, curatrice dell’evento – e mettere in evidenza gli aspetti legati al progressivo esaurimento delle risorse energetiche del pianeta».
Interessante osservare che le celle fotovoltaiche di Panasonic, usate da Hirata, sono del tipo a doppia faccia (double hit). Dal punto di vista costruttivo il materiale plastico che genera energia riveste entrambe le facce dei moduli, una frontale e una posteriore. In questo modo l’intera struttura genera energia sfruttando la luce del sole da entrambi i lati. Un metodo più efficiente per ottenere maggiori accumuli di energia rispetto ai tradizionali moduli mono-faccia. La scelta rende possibile posizionare gli elementi in modo che le facce inferiori prendano luce dal riflesso di quelle superiori. Secondo Hirata: «una tecnica che apre nuove frontiere alle applicazioni dei sistemi fotovoltaici».

CHI E'
Akihisa Hirata, nato a Osaka nel 1971, si laurea a pieni voti all’Università di Kyoto. Entra subito nel prestigioso studio Ito & Associates. Per lui l’architettura va trattata come qualcosa di vivo, animato e mutevole. Rappresenterà il Giappone alla prossima Biennale di Architettura a Venezia.








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