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L'ingorgo si evita copiando le formiche
ottobre 2009 ↓ scarica pdf archivio >>

Un sensore elettronico, grande come un dado da poker, inserito nei pneumatici dell’automobile. Sarà lui a garantire alla nostra auto la sicurezza sulle strade e comunicare ai veicoli che seguono situazione della viabilità e condizioni del traffico. Benvenuti nel mondo delle auto “parlanti” che in un futuro non troppo remoto, renderanno più sicuri i nostri viaggi. Da otto anni al dipartimento di meccanica del Politecnico di Milano stanno portando avanti il progetto Cybertyre, con le prime tre vetture in pista, pronte per i test di collaudo. Il sensore, cuore del sistema di rilevazione e cervello per la trasmissione delle informazioni, ha la forma di un cubo con lato 15 millimetri. Essendo collocato all’interno dello pneumatico, si è posto il problema di come alimentarlo.

«L’energia elettrica viene originata dalla deformazione meccanica del pneumatico durante il rotolamento – spiega Francesco Braghin uno dei ricercatore che partecipa al progetto – abbiamo sviluppato un sistema a recupero energetico basato su materiali piezoelettrici e magnetostrittivi». Le informazioni del sensore riguardano le forze sviluppate tra pneumatico e asfalto, le condizioni di usura della gomma nonché lo stato di aderenza (grip) del manto stradale. Duplice l’utilizzo dei dati raccolti. In primo luogo servono al veicolo stesso per garantire sicurezza di marcia e frenata, visto che il computer di bordo le può associare al controllo del sistema frenante Abs. Il secondo aspetto, non meno importate, riguarda lo scambio di informazioni in modalità wireless (senza fili) con i veicoli che seguono.

«Abbiamo progettato un insieme di reti informative tra veicolo e veicolo (V2v), tenendo conto della velocità e affidabilità dei dati trasmessi – spiega ancora il professor Braghin - e del fatto che le informazioni siano scambiate solo con i veicoli che seguono, non con quelli in transito sulla carreggiata opposta». Ecco perché la rete è dotata di capacità selettiva delle informazioni. Questo si realizza trasmettendo dati aggiuntivi quali posizione del veicolo, velocità e direzione. Insomma al “Poli” hanno lavorato con la stessa logica che in natura spinge le formiche a trasmettere informazioni di interesse solo a quelle appartenenti al gruppo delle stessa fila.

Anche il Politecnico di Torino con il Crf (Centro ricerche Fiat) e Csp Piemonte, hanno messo a punto Vicsum. Un progetto per la trasmissione di dati wireless tra veicoli in movimento e una centrale di controllo traffico. Molteplici gli scenari proposti: dalla gestione traffico, al controllo “intelligente” dei semafori. Ma anche l’invio di avvisi di emergenza per incidenti. «La segnalazione è affidata alle auto in transito, e trasmessa di veicolo in veicolo - spiega Claudio Casetti, docente di telecomunicazioni al Politecnico di Torino – selezionando tramite Gps solo i mezzi nell’area del disastro». I risultati del progetto verranno presentati a Torino il prossimo 11 novembre.

Già adesso alcuni navigatori di fascia alta, come ad esempio TomTom, integrano un sistema di controllo live della circolazione. “HD traffic”, così si chiama il servizio sfruttando il segnale Gsm del cellulare, rileva la posizione della singola auto. Una centrale di controllo raccoglie le informazioni e aggiorna in tempo reale la viabilità, trasmessa poi in tempo reale sul navigatore satellitare di bordo. Il sistema attivo in alcuni paesi come Olanda e Inghilterra, arriverà in Italia a primavera del prossimo anno. Originale e volta al risparmio è invece l’idea messa punto dal team dei Computer Labs dell’Università di Cambridge (Massachusetts), per installare i rilevatori wireless di transito direttamente sui lampioni della luce: «con il vantaggio – spiega il ricercatore David Evans – di usare i pali già presenti che forniscono direttamente alimentazione elettrica ai sensori».








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