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Innovazione: Embrace, il braccialetto delle emozioni
aprile 2016 ↓ scarica pdf archivio >>

Corriere Innovazione - 21 aprile 2016

Il grande loft si trova negli spazi milanesi dell’ex Riva Calzoni. Un’area storica dove prima si costruivano turbine per centrali idroelettriche. Adesso ne capannoni ci sono le startup dell’internet degli oggetti e Fabbriche 4.0. Quando entri nell’open-space, al secondo piano, percepisci subito il clima da Silicon Valley. Gli scorrevoli di vetro servono per scrivere appunti. Zeppi di post-it gialli. Anche le pareti dei muri, dipinte in smalto rosso, diventano lavagne. Per postare schemi e diagrammi di flusso. Benvenuti nel laboratori hitech di Empatica. Qui si progettano e realizzano i dispositivi indossabili “cattura emozioni”. Dove un team di una ventina di giovani talenti studiano «l’affective computing». La scienza che analizza gli stati emotivi delle persone.

Tutto ha avuto inizio nel 2011 da tre studenti del Politecnico di Milano. Matteo Lai architetto, Simone Tognetti e Maurizio Garbarino laureati in informatica ed esperti di intelligenza artificiale. Sono tutti poco più che trentenni e hanno un’idea comune. Unica nel suo genere: «volevamo progettare e produrre dispositivi wearable per aiutare le persone a monitorare i comportamenti quotidiani – dice Matteo – oggetti semplici da indossare per controllare emotività e stress». Utili a combattere depressione e attacchi d’ansia. Ma anche epilessia e autismo. Fino ad allora gli apparecchi per studiare stati emotivi erano relegati all’ambiente ospedaliero. Di fatto per eseguire un test di stress bisogna andare in un reparto neurologico. Nessuno pensava a dispositivi da polso. Con dimensioni e prezzi comparabili a quelli di uno smartwatch. Inoltre mancavano i sensori per rilevare i segnali fisiologici e non esisteva software per elaborare i dati in tempo reale.

«All’inizio pensavamo che i sensori fossero prodotti da grandi aziende – precisa Matteo – per la nostra ricerca ci servivano della stessa qualità di quelli ospedalieri, ma con dimensioni ridotte, prezzi contenuti e batteria a lunga durata». Nel 2012 Empatica conclude il programma di incubazione del Politecnico e nasce il primo prototipo. Si chiama E2. E’ un braccialetto capace di misurare il livello di stress attraverso l’analisi di dati biometrici come battito cardiaco, conduttività della pelle e temperatura corporea. L’anno successivo il prodotto viene migliorato. Si chiama E3 e in meno di un anno viene venduto a 130 clienti in 30 paesi nel mondo.

Anche il team si allarga. Altri talenti entrano in gioco. Come Alberto Guarino esperto di tecnologie mobili. Per lui gli smartphone non hanno segreti e inizia a ingegnerizzare i dispositivi. E poi Ivan Cenci arrivato da Ing Biomedica per gestire la produzione in Svizzera e Corea. C’è anche Daniele Resnati, alle spalle un PhD in elettronica. E’ l’uomo cybernetico, qui dicono mangi «pane e circuiti». La fama della piccola startup milanese in grado di produrre i micro-sensori biometrici, varca l’oceano. Arriva alle orecchie di Rosalind Picard, scienziata all’Mit (Massachusetts Institute of Technology) di Boston. E’ la massima esperta mondiale dell’affective computing. Capisce subito la validità dell’invenzione e decide di unirsi al team milanese. I clienti si fanno avanti, sono nomi di prestigio.

Dalla Nasa che li sperimenta nei Labs per monitorare lo stress degli astronauti negli allenamenti spaziali. E poi Marina ed Esercito Usa, le Università di Harvard e Stanford. Quelle di Zurigo e Pisa, l’Istituo Auxologico italiano e poi colossi come Intel e Microsoft Research.
Il 2014 per Empatica è l’anno della svolta. Inizia a pensare in grande con Embrace, un wearable per il consumer. Da indossare per tenere sotto controllo stress ed emozioni. Viene lanciata una campagna di crowdfunding su Indiegogo. Raggiunge l’obiettivo dei 100 mila dollari già il primo giorno. Nei successivi lo triplica. Poi arrivano i grandi finanziamenti con un seed-round da 2 milioni di dollari raccolto da angel italiani e americani.

Adesso Embrace è pronto per il mercato. Sarà un dispositivo medicale per il grande pubblico. E’ in pre-ordine in questi giorni a 199 euro con consegna a luglio. Servirà a combattere malattie come epilessia e autismo. «Una volta messo al polso della persona ammalata, consente ai parenti di ricevere sullo smartphone messaggi di allerta – dice Simone Tognetti – per sapere quando si sta scatenando una crisi». Adesso il team tra Milano, Boston e Corea è a quota 24 persone. Ma continua a crescere. Sul sito si trovano una mezza dozzina di posizioni aperte. Oltre all’eccellenza nelle propria disciplina sono richieste grande capacità per lavoro di squadra e perfetta conoscenza dell’inglese. Perché al loft del secondo piano si accettano solo curriculum in lingua. Quelli in italiano sono scartati direttamente dal software.

twitter @utorelli








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