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BANGALORE: la tecno India
May 2011 ↓ scarica pdf archivio >>

Una lunga fila di piante sempreverdi e palme affianca il viale che porta alle palazzine degli studenti. Tutto attorno prati e aiuole di fiori. Più che il campus universitario del prestigioso Indian Institute of Science (Iis) sembra di essere in un giardino botanico. Benvenuti a Bangalore nello stato del Karnataka, una città con 8 milioni di abitanti e una vocazione innata per l’hitech. Siamo nel cuore della Silicon Valley indiana, che ben poco ha da invidiare alla blasonata cugina californiana. «Gli studenti che non superano la nostra selezione, riprovano a Berkeley e Stanford – spiega al Corriere, con una punta di orgoglio il professor Anurag Kumar, direttore dell’Iis – ogni anno accogliamo 3.500 matricole, ma le domande sono almeno dieci volte tanto. Provengono da tutti gli stati indiani e da qualche anno anche dall’estero».

Perché l’Iis è come un magnete, attira giovani menti. Nei sui labs super-attrezzati, 340 professori e 130 assistenti di laboratorio ogni giorno coltivano talenti. Qui lezioni e ricerca avanzata si tengono al mattino, pomeriggio e se occorre anche di sera. Con un rapporto docente-studente di uno a sette. Così laureati e dottorandi dell’Iis, un’università pubblica, saranno il meglio dei 300 mila ingegneri che sfornano ogni anno le altre 379 università indiane. Diventeranno esperti in chimica, fisica, meccanica, nanotecnologie, ingegneria aerospaziale, ma soprattutto informatica. Il fiore all’occhiello dell’Iis.

E visto che l’hitech è di casa, ai corsi tradizionali in aula sono affiancati quelli con tutoring sul web. Così lo studente può rivedere in formato digitale quello che il professore ha spiegato, ma anche contattarlo in ogni momento via Internet. Questo grazie alla rete Wi-Fi a banda ultra-veloce da 1 gigabit/sec che copre l’intero campus. Gratuita per tutti, ma controllata contro gli accessi fraudolenti e gli attacchi hacker.

Il perché la scelta sia caduta su Bangalore è presto detto. La città si trova a 1000 metri di altezza sull’altopiano di Mysore, il clima risulta temperato le infrastrutture sono oltre la media nazionale. Così non avendo sbocchi sul mare ha da sempre cercato di emergere in scienza e tecnologia. Qui nel 1903 circolava nelle vie sterrate della città la prima automobile del subcontinente indiano, e due anni dopo è stata accesa la prima lampadina elettrica.
Nel tempo ha iniziato ad attirare investitori dall’estero. Oggi 2.200 aziende globali sfornano nei labs di Bangalore software e applicazioni digitali a ritmo continuo. Tutti i big dell’informatica hanno una sede: Ibm, Microsoft, Hp, Oracle, Cisco, senza dimenticare Yahoo! e Google. Con una replica dei rispettivi campus e stili di vita americani.

Spiega a proposito Ganesh Hegde dell’ Indo-Italian Chamber of Commerce and Industry IICCI, l’organizzazione che promuove gli scambi tra Italia e India: «a metà anni ’90 la città ha iniziato con lo sviluppo di grandi call center che fornivano servizi di outsourcing a mezzo mondo, adesso si stanno trasformando in centri di ricerca e sviluppo». A primeggiare su tutti le “Trimurti”, i tre colossi dell’informatica indiana che da soli danno lavoro a oltre 500 mila informatici e tecnici specializzati. Il soprannome deriva dalla divinità indiana con tre teste in un solo corpo. Parliamo di Tata Consulting, Infosys e Wipro. Il loro fatturato è molto vicino ai valori di una manovra finanziaria italiana. E sono loro a muovere la formazione hitech investendo milioni di dollari in centri e laboratori specializzati.

Come nel caso di dell’International Institute of Information Technology (IiiT). Una Università privata che chiamano “la tripla i”, messa in piedi con i capitali raccolti da Infosys. Si trova nell’Electronic City a una decina di chilometri dal centro città. Ancora una volta il campus è immerso nel verde, strutture ultramoderne con Wi-Fi per tutti, inclusa caffetteria e mensa, più simile a un ristorante. Nell’istituto si sperimentano da tempo le “aule virtuali”, così durante la lezione professori e studenti si possono collegare con altre Università indiane. Per condividere in tempo reale contenuti multimediali e file.

Gli studenti sono circa 200 e, spiega il professor Sadagopan, un esperto mondiale di tecnologie informatiche nonché direttore del centro: «qui portiamo avanti Master e dottorati, specializzando i nostri studenti in software, programmazione ad alto livello e soluzioni hitech avanzate». Entro qualche mese i notebook, forniti gratuitamente dall’Iiit, saranno sostituiti con tablet e dispositivi mobili. Da qui si vede come l’India dei villaggi rurali stia compiendo passi da gigante. I governanti hanno capito che il bene più prezioso di cui dispongono sono i giovani, visto che il 54% della popolazione (1,2 miliardi) sono sotto 25 anni. E l’India del XXI secolo investe, in studenti col turbante e studentesse in jeans e sari, facendoli studiare grazie anche alle tecnologie digitali. Sono loro i veri eredi della dinastia Moghul.








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