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La Cina che cambia: Haier
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CORRIERE ECONOMIA - 1 ottobre 2012

A inizio anni ’80 Qingdao era un tranquillo villaggio di pescatori sul Mar Giallo. Famoso per la pesca dei gamberi e la produzione di birra Tsingdao. Poi sono arrivati i piani di sviluppo economico di Deng Xiaoping, con l’inizio dell’afflusso massiccio di contadini dalle campagne per lavorare nelle fabbriche. Adesso la città nella provincia dello Shandong conta 4 milioni di abitanti. Impegnati in attività produttive. Tra tutte spicca il ciclopico complesso di “Haier city”. La cittadella del colosso Haier, primo produttore mondiale di “bianco”. Con il 7,8% di mercato secondo i dati di Euromonitor, seguito dalla coreana LG (4,9%) e dall’americana Whirlpool (4,5%).

Parliamo di una «città nella città», autonoma nella produzione di energia e nei trasporti. Al suo interno si trova un museo e un’Università, con corsi di specializzazione e master. Qui lavorano 25 mila persone, metà delle quali vivono nei grattacieli attaccati alle fabbriche. Dalle catene di montaggio esce una lavatrice ogni 4 secondi e un frigorifero ogni 12. Le troveremo poi in vendita sul mercato cinese e nei 132 paesi del mondo dove Haier è presente. Qui si produce su turni di 8 ore, seguendo le strategie del “just in time”. Adattando cioè modelli e design alle richieste giornaliere che arrivano dai singoli paesi.

Ma negli stabilimenti, oltre a Qingdao Haier è presente in altri 17 complessi produttivi, sono in atto profondi cambiamenti nei rapporti con i lavoratori. Spiega a Corriere Economia Shubao Sun, numero tre dell’azienda nonché responsabile europeo: «dal monolitico sistema piramidale che per oltre vent’anni ha visto al vertice i dirigenti e alla base i lavoratori, stiamo passando ad autonome strutture produttive che devono raggiungere specifici obiettivi». Il nuovo corso viene tradotto dagli ideogrammi cinesi con l’acronimo Wwig (Win win individual goal), cioè un patto vincente tra azienda e operai. Perché questi ultimi siano incentivati nel lavoro.

Ecco perché da qualche tempo nelle catene produttive di Qingdao si sta sperimentando una novità per le fabbriche nel paese del Dragone. Haier aggiunge allo stipendio medio mensile, >B>circa 300 euro qualche decina di euro per chi rispetta gli obiettivi. In apparenza una piccola cifra per noi occidentali, ma nella mentalità cinese bisogna considerare l’aumento di prestigio sociale in fabbrica per quegli operai che percepiscono il bonus.

Non solo. Secondo le nuove direttive i lavoratori si fanno carico di monitorare i prodotti venduti. «Sono loro a essere vicini ai consumatori finali, alle famiglie che usano ogni giorno lavatrici e frigoriferi – dice ancora Shubao – così possono recepire quanto la gente si aspetta dai nostri elettrodomestici». E il web è complice di questa nuova strategia. Come sappiamo in Cina Twitter, Facebook e Youtube sono oscurati, dunque non accessibili alla popolazione. Nessun problema però, sono stati sviluppati microblog specifici in cinese, come Sina Weibo dove postare commenti e like. Oggi gli utenti registrati sono oltre 300 milioni e vengono scritti 2 milioni di commenti al giorno. Così Haier, fondata nel 1984 da Zhang Ruimin l’attuale Ceo, incentiva i dipendenti a lasciare contenuti e compiere online operazioni di marketing virale sui prodotti.

L’azienda cinese che in totale occupa 70 mila dipendenti nel mondo, è presente in Italia con la filiale commerciale di Varese guidata da Enrico Ligabue e la fabbrica di frigoriferi combinati a Campodoro Padova con 120 dipendenti. Inoltre da inizio anno a Revine (Treviso) è presente Haier A/C, con soluzioni di climatizzazione per casa e ufficio.

I numeri di Haier nel mondo
* 1984 anno di fondazione
* 70 mila i dipendenti
* 23,3 miliardi di dollari fatturato
* 7 mila tra tecnici e ingegneri in R&d
* 165 i paesi in cui è presente
* 143 mila i distributori
* 10,9% quota mercato lavatrici (numero uno)

twitter @utorelli








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