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SUD AUSTRALIA: l'isola darwiniana
February 2013 ↓ scarica pdf archivio >>

CORRIERE VIAGGI - 14 febbraio 2013

Prima vi aspetta una lunga camminata tra le sterpaglie del bush, poi bisogna rimanere in assoluto silenzio, nascosti tra i cespugli per una decina di minuti. Il premio di questa fatica? Il “kangaroo watching”, ammirare cioè uno scorcio di vita dei canguri. Al tramonto, quando i grandi marsupiali escono dai nascondigli diurni per ergersi sulle zampe posteriori a mangiare bacche e foglie degli alberi. «Bisogna rimanere sottovento, perché basta il minimo rumore per metterli in allerta – spiega la guida Rudi Francken – altrimenti la sentinella dei canguri si alza eretta, imponente con la sua altezza oltre due metri, dirige lo sguardo dalla parte del rumore e in un secondo lancia l’allarme». Così l’intero branco comunica il pericolo e inizia la fuga precipitosa. Con grandi balzi gli animali scappano a zig-zag picchiando la coda sul terreno.

Benvenuti a Kangaroo Island, un centinaio di chilometri dalla capitale Adelaide in Sud Australia. Un traghetto fa da spola con la terraferma un paio di volte al giorno. Poi sull’isola ci si muove in fuoristrada, facendo attenzione durante la guida agli animali in libertà che sbucano all’improvviso dal bush. Se Charles Darwin non avesse soggiornato alle Galpagos, “L’origine della specie”, libro cardine sull’evoluzione dell’uomo, avrebbe potuto essere scritto qui. KI, così la chiamano i 4 mila residenti, si è staccata dalla costa australiana oltre 10 mila anni fa, dopo il sollevamento del livello marino dovuto ai fenomeni post glaciali.

La giornata del viaggiatore si trasforma in una lunga visita di uno zoo a cielo aperto, tra paesaggi mozzafiato e animali in libertà. Larga 150 chilometri e larga una sessantina, KI racchiude un’infinita varietà di specie. Così a Pennigton Bay capita di vedere famiglie di delfini giocare sulle onde con i surfisti, mentre per strada transitano saltellanti piccoli pinguini, emu e opossum. Non mancano i wallaby, i vivaci canguri alti meno di un metro. Stazionano curiosi anche fuori dalla spartana casetta di legno in cui si alloggia. E poi sugli alberi delle riserve naturali i solitari koala, altro simbolo dell’Australia.

«Un animale molto pigro – spiega ancora Rudi - può stare oltre 20 ore al giorno sdraiato comodamente tra i rami di un grande eucalipto, per allungare le zampe con naturale lentezza e raccogliere foglie da mangiare». Da buon misogino, gli piace rimanere tranquillo nel suo territorio. La visita naturalistica prosegue vedendo spinosi echidna e pericolosi goana (dei piccoli varani). Con un po’ di fortuna può capitare un incontro ravvicinato col vorace diavolo della Tasmania, col musetto a punta e il corpo da maialino sempre in cerca di cibo.

Al ritorno sulla terra ferma a Cape Jervis il viaggiatore può scegliere tra due itinerari. Per chi rientra ad Adelaide niente di meglio che una visita alla «Barossa Valley», la zona collinosa dei ricchi vigneti. Va ricordato che in Sud Australia inizierà tra poco il periodo della vendemmia (sta finendo l’estate), così si può fare un giro nelle cantine per assaggiare il vino novello. E per gli amanti del barricato un buon bicchiere di Shiraz da gustare sotto il pergolato di Jacob’s Creek. Tutto attorno, fatta eccezione per i wallaby che saltellano lungo i crinali, il panorama ricorda le dolci colline toscane e del Monferrato.

Chi invece avesse almeno tre giorni a disposizione può percorrere la «Great ocean road» fino a Melbourne. Costruita negli anni trenta da ex-militari come strada panoramica sull’oceano, è una delle maggiori attrazioni turistiche. Obbligatorio sostare ai «Dodici apostoli». L’insieme di rocce e pinnacoli a picco sul mare che l’erosione marina e il forte vento hanno sagomato nelle forme più curiose. Vicino si trova Warrnabool, chiamata «nursery delle balene», perché questa zona di mare viene scelta dai grandi cetacei per partorire. La vicina Apollo Bay, con le spiagge di sabbia bianca finissima, è invece il paradiso per surfisti e nuotatori. Interessante il contrasto con la foresta pluviale dell’Otway National Park, un ecosistema di felci giganti e piante sempreverdi, alimentate dal vapore acqueo della notte.

twitter @utorelli








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