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Attenti al Selfie
febbraio 2016 ↓ scarica pdf archivio >>

Corriere Economia - 8 febbraio 2016

Che la selfiemania ci abbia contagiato, non ci sono dubbi. Ogni occasione è buona per fare scatti digitali, purchè compariamo in prima persona. Al ristorante per mostrare il cibo che mangiamo, durante gite e vacanze in compagnia di amici e famigliari, con lo sfondo di monumenti e panorami. Nella maggioranza dei casi lo scopo è uno solo. Postare selfie sui Social Network per mettersi in luce e con velato narcisismo chiedere “like”. Nel 2016 assisteremo a un forte incremento grazie all’uso dei giovani. Anche in situazioni estreme, a rischio vita. Oppure scatti intimi, a sfondo sessuale, postati online con troppa disinvoltura.

A fotografare in modo puntuale la mania di selfie tra i giovani è la ricerca “Usi, consumi e abusi della tecnologia” realizzata a fine gennaio dall’Osservatorio nazionale tendenze e comportamenti degli adolescenti. A essere interessato un campione di 7.000 adolescenti italiani con età compresa tra 13 e 19 anni. Ne emerge uno scenario inquietante, con numeri che fanno riflettere. «Il 95% afferma di avere almeno un profilo Social, ma c’è chi ne gestisce fino a cinque – spiega Maura Manca, presidente dell’Osservatorio – questo significa che i giovani condividono a 360 gradi la propria vita all’interno di gruppi e chat, con seri pericoli per la privacy». Le punte di permanenza giornaliera passate su smartphone e tablet vanno da sette a tredici ore. In pratica gli adolescenti cliccano sui display senza soluzione di continuità.

Il 71,5% dichiara di farne uso anche durante l’orario scolastico. Con la più classica delle scuse: «tanto lo tengo silenzioso sotto il banco, così il prof non mi becca». Il 12% degli intervistati si sveglia durante la notte per dare un’occhiata veloce ai messaggini in arrivo.
Però il fenomeno emergente della ricerca riguarda i selfie. Ebbene, gli adolescenti da 13-19 anni ne scattano una media giornaliera da 3 a 8. Uno su dieci dichiara di farne di pericolosi per ottenere maggiori like sui Social. Gli esempi di cronaca sono molti, dai salti tra balconi, alle arrampicate estreme. Ma anche salite su ponti e tralicci, salti nel vuoto e pose con animali feroci alle spalle. Per queste bravate nel 2015 dodici ragazzi nel mondo hanno perso la vita.

«Il fenomeno interessa i maschi che cercano emulazione e consensi nel gruppo di appartenenza, invece le ragazze sono propense a fare scatti al loro corpo, mentre si lavano e vestono. Ma anche mettersi in mostra mentre bevono alcolici. Per finire con selfie in bagno con le amiche quando si sentono male». Inoltre il 3,1%, in maggioranza ragazze, afferma di avere scattato selfie “intimi” e averli postati in Rete. Ancora peggio, cinque su cento hanno pubblicato online quelli di amiche a loro insaputa. «Qui assistiamo alla completa violazione personale – continua Maura Manca - con il grave pericolo che le foto girino sul web senza controllo. Peggio ancora, come già successo in casi di cronaca, ne vengano a conoscenza i genitori». Per le adolescenti più fragili questo sfocia in un calo di autostima, in situazioni di vergogna e inferiorità. Col pericolo di cadere in forme depressive.

Non solo. Sta facendo la comparsa tra gli adolescenti il “revenge porn”, la vendetta pornografica. Ossia pubblicare contenuti a sfondo sessuale, per vendicarsi dopo essere stati lasciati o traditi dal partner. L’1,1% dichiara di aver già vissuto questa situazione, ma il fenomeno è in aumento. Allora, quali consigli per ragazzi e genitori? Ai primi, anche se scontato, quello di non accettare l’amicizia Social da chiunque. Valutando prima, con ricerche online, chi si nasconde dietro al profilo. Poi se proprio volete postare foto intime, fatelo solo con gruppi chiusi di amici sicuri. Invece per i genitori il passo importante è imparare a conoscere il mondo dei ragazzi, saperne di più sui nuovi strumenti di comunicazione.

«Inutile demonizzare la tecnologia e servono a poco le minacce di provvedimenti punitivi, nonché il sequestro del cellulare – conclude Maura Manca – spesso queste iniziative finiscono per innalzare muri di incomprensione». Utile spiegare loro che quando cercheranno lavoro, i responsabili delle risorse umane, prima dei colloqui faranno ricerche per vedere il loro profilo e che cosa hanno fatto. «Ragazzi ricordate che il web ha la memoria lunga ed è molto difficile cancellare le tracce lasciate negli anni».

twitter @utorelli









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