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Australia: luci e canguri
April 2016 ↓ scarica pdf archivio >>

Corriere Viaggi - 29 aprile 2016

Articolo e Fotogallery di Corriere.it

Il deserto australiano si accende di luci. Con un tappeto di stelle sopra la testa e un immenso campo di lampadine colorate all’orizzonte. A fare da sfondo è la massiccia figura di Uluru (Ayers Rock). Montagna sacra degli aborigeni, nonché icona del Paese dei canguri. Con questi ingredienti l’effetto “wow” di una scenografia unica al mondo, che abbina natura e tecnologia, è assicurato. Questo si presenta agli occhi dei viaggiatori che visiteranno il “red desert” fino al prossimo aprile 2017. Ad accoglierli l’installazione «Field of light» dell’artista Bruce Munro, realizzata con 50 mila steli luminosi in fibra ottica. Le visite iniziano al tramonto con la possibilità di una “cena nel deserto”. Invece, chi vuole godersi lo spettacolo del sorgere del sole su Uluru, deve arrivare all’alba nella pianura desertica. La magia del cambio di colori sulla roccia dura solo pochi minuti.
Quando i primi raggi lambiscono il monolito che si tinge di rosso carminio. Uno spettacolo mozzafiato che ben compensa la levataccia mattutina. Siamo in pieno territorio aborigeno, gli ingressi sono controllati ed è necessario prenotare la visita (15 euro). Vanno però rispettate le regole imposte dalla sacralità del luogo. Primo tra tutti non salire sulla sommità (www.ayersrockresort.com.au).

Non meno affascinante il complesso di Kata Tjuta. A una trentina di chilometri. Un agglomerato di rocce alte 500 metri, sono le cime arrotondate dei monti Olgas. In un paio d’ore di cammino ci si addentra nel canyon della “Valle dei venti” per arrivare in mezzo a un anfiteatro naturale. Dalle lisce rocce arancioni traspare un’atmosfera di pace e tranquillità. La sensazione è quella di trovarsi immersi in una culla protettiva. «Fino a metà del secolo scorso – spiega la vulcanica guida Kate - questo era un luogo mistico riservato agli aborigeni, qui si riunivano per compiere riti sacri e iniziazioni». Anche questo è il fascino selvaggio della “terra del nulla”, da migliaia d’anni punto d’incontro tra uomo e natura.

I canguri in Australia sono 50 milioni, con un rapporto di almeno due per abitante. E il deserto rosso attorno ad Alice Springs è il territorio con la più alta concentrazione. Ecco perché se arrivate fino a qui, non può mancare una visita al “santuario” di Chris Brolga. Gli uomini rudi dell’outback lo chiamano “kangaroo dundee”. E’ lui, dieci anni fa, ad avere fondato l’ospedale dei canguri, salvando i piccoli da morte certa. Ci racconta: «ogni anno sono migliaia i canguri investiti sulle strade e quando si tratta di una femmina, nel marsupio potrebbe avere un piccolo inferiore ai quattro mesi, dunque incapace di uscire e liberarsi». Ecco perché Chris (43 anni), conosciuto in tutto il Northern Territory, va in giro con il fuoristrada a raccogliere i piccoli orfani e sensibilizzare le persone. Fino a oggi ha percorso un milione di chilometri per aiutarli. «Spiego alla gente, nel caso trovino un baby canguro, che lo devono tenere al caldo in una coperta e portarlo a più presto all’ospedale».

Nel corso di questi anni Chris ne ha già salvati 250. Adesso nella nursery ne ha in cura una quarantina. Tre volte al giorno li allatta col biberon. Non solo. Li tiene in braccio e “sussurra” loro parole affettuose, come facciamo coi bambini. «Questo li tranquillizza perché sentono il calore umano e il battito del cuore, così ritrovano un habitat analogo al marsupio della mamma». Poi quando verso gli otto mesi saltellano e sono indipendenti, li accompagna nel bush per farli adottare da una nuova famiglia di canguri. Chris permette ai visitatori di vivere l’esperienza di accudire i piccoli. Per farlo bisogna essere all’ospedale al sorgere del sole, perché verso le nove inizia il caldo e i saltellanti marsupiali si ritirano per riposare all’ombra delle piante. Usciranno solo al tramonto. La visita si prenota online (50 euro). Il ricavato viene devoluto all’ospedale per le cure dei nuovi arrivati (www.kangaroosanctuary.com).
Umberto Torelli

A CENA NEL BUSH CON LO CHEF ABORIGENO
Il Northern Territory (Territorio del Nord) è un’area grande quasi cinque volte l’Italia, popolata solo da 250 mila persone. Un terzo aborigeni. Da Uluru risalendo il deserto in una giornata di fuoristrada, si arriva ad Alice Springs. La città nata nel nulla a fine ‘800 come punto centrale per la posa del primo telegrafo. Un posto di frontiera ben descritto nel film “Australia”. Dove l’intrepida Sarah Ashley interpretata da una superba Nicole Kidman, dall’Inghilterra si reca allo sbaraglio nell’outback per vendere la tenuta del marito. In alcune scene si vedono scorci del modo di cucinare nella terra del “never-never”. Ecco perché un’esperienza da non perdere è la cena nel bush in compagnia di Bob Taylor. Uno dei rarissimi chef aborigeni. Si inizia a metà pomeriggio con un percorso di un paio d’ore tra le alture dei MacDonnell Rangers. Qui Bob prendendo spunto dalla natura circostante spiega quali sono le erbe e piante usate ancora oggi dai nativi per cucinare e curarsi. Il viaggiatore scopre così che per la maggior parte delle malattie, gli aborigeni hanno un trito, un infuso e un mix di erbe per curarsi.

Poi all’imbrunire allestisce il barbecue all’aperto. Per rispetto all’ambiente Bob usa solo i rami caduti per terra, in maggioranza delle piante di eucalipto. La cena inizia con una zuppa di verdure al timo della zona. Seguono insalate miste con pomodorini gialli e carne alla griglia. Il finale prevede un budino all’albicocca selvatica, cotto a bagnomaria sulla brace. La serata si conclude guardando a “pancia in su” il cielo stellato. Con Bob che si trasforma in astronomo, spiegando le costellazioni dell’emisfero australe, i pianeti e la loro influenza sul popolo del “Dreamtime”. Nella mitologia aborigena “il tempo del sogno”. La cena costa 100 euro, sono inclusi trasferimento in fuoristrada e tour (www.rttoursaustralia.com.au).

Per un viaggio nel Northern Territory occorre mettere in preventivo un periodo di almeno due settimane. Da adesso fino a ottobre il clima è favorevole. Caldo umido (sopportabile) nella zona del parco nazionale del Kakadu, la fascia tropicale dei coccodrilli. Invece il caldo è secco nel deserto rosso di Uluru. Poi da novembre iniziano le piogge tropicali fino a marzo. Il volo su Darwin dall’Italia costa attorno 1000 euro, basta consultare www.skyscanner.it per trovare le offerte migliori. Invece per la scelta dei tour i siti di riferimento sono: www.australiansoutback.it e www.wayoutback.com.au. Ad esempio, una decina di giorni tra Alice Springs, Uluru e Kata Tjuta costa 1500 euro. Chi vuole il “fai da te” può programmare online tutti gli spostamenti con un 4x4, valutando bene le tappe. Perché i pernottamenti distano tra loro anche un centinaio di chilometri.

twitter @utorelli








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