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Cometa, la cena dei quaranta
ottobre 2010 ↓ scarica pdf archivio >>

Quella di Mahmoud, ragazzo egiziano di 16 anni è una delle tante storie dei boat-people. Paga cinque mila euro agli scafisti, per farsi catapultare sulle coste siciliane. Poi viene abbandonato dagli amici una volta a terra. Con i pochi soldi rimasti compra a caso un biglietto del treno fino a Como. Arrivato al lago la polizia lo ferma, lui non sa una parola di italiano. Che fare? E’ clandestino, però minorenne, così qualcuno si ricorda di Cometa.

La casa accoglienza per i ragazzi in affido. Per Mahmoud è il giorno fortunato. Capita dai fratelli Erasmo e Innocente Figini, il primo stilista di tessuti. Il secondo medico oculista. Loro dal 1986 accolgono i ragazzi meno fortunati. Hanno iniziato con un bambino sieropositivo, abbandonato dai genitori con problemi di droga. Da lì nasce il desiderio di mettere in comunione le esperienze delle due famiglie. «L’incontro con Don Giussani resta una pietra miliare nella nostra vita – racconta Erasmo – lui ci ha rafforzato l’animo, così abbiamo deciso di intraprendere il cammino». Acquistano “la Brùsada” una vecchia cascina alle porte di Como, iniziano ad accogliere i bambini e nasce l’associazione Cometa. Adesso le famiglie sono quattro. E la sera a cena attorno alla tavolata, tra figli naturali, quelli in affido e volontari, si riuniscono oltre quaranta persone.

Negli anni sono tanti i problemi da risolvere, tra questi il recupero educativo dei ragazzi abbandonati dalla scuola. Vuoi per le molteplici bocciature, vuoi per il disinteresse allo studio tradizionale. L’occasione arriva da una vecchia fabbrica che dismette 100 scocche di seggiole semilavorate. Anziché finire nel fuoco il vulcanico Erasmo ha un’idea. «Nel mio lavoro di arredatore ero in contatto quotidiano con artigiani dei distretti del legno e del tessile in difficoltà per la crisi». Così nel 2008 apre la Contrada degli artigiani. Un grande capannone della ex manifattura Ticosa con quattro zone di lavoro: falegnameria, restauro, decorazione e tappezzeria.

Una scuola-bottega, dove i ragazzi lavorano sotto la guida dei maestri artigiani. Con un duplice obiettivo: insegnare un mestiere e preservare competenze che andrebbero perdute. Così una quindicina di ragazzi, tra cui l’apprendista tappezziere Mahmoud che nel frattempo ha imparato un discreto italiano, trasformano in pochi mesi le 100 seggiole “scassate” in oggetti unici. Originali e belli. Viene fatta una prima mostra a Cernobbio con mille persone all’apertura. Un successo. Che continua a Parigi dove sono prima esposte nelle vetrine di Nobilis, poi battute all’asta a cifre importanti.

Ma l’esperienza educativa di Cometa non finisce qui. A settembre 2009 apre i battenti Oliver Twist, il “Liceo del lavoro”. Con l’obiettivo di abbinare programmi tradizionali e avviamento a una professione. Conta 250 iscritti e la scorsa settimana ha diplomato 15 ragazzi in minimaster alberghiero. E per i soldi? «Molti aiutano l’associazione». A partire da Leonardo del Vecchio presidente di Luxottica, Vittorio Colao Ceo di Vodafone, il maestro Riccardo Muti che al suo concerto di Como per la raccolta fondi a novembre 2009 ha voluto sul palco i ragazzi e genitori di Cometa.

Tanti gli sconosciuti che continuano ad aiutare, senza clamori, secondo le proprie possibilità. Come le tre coppie di sposi che hanno detto no ai regali, per devolvere l’importo a Cometa. Persone diverse, ma con una caratteristica in comune. Tutti sono rimasti abbagliati dall’armonia della cena dei “quaranta”.








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